Alessandra Albo

Direttore d'orchestra

Alessandra Albo

Direttore d'orchestra

Artistic statement

Per me dirigere un’orchestra non significa occupare il centro della scena, ma creare le condizioni perché la musica possa parlare.

Ogni volta che apro una partitura, il mio primo dovere è mettermi in ascolto. Studio con rigore, pazienza e profondo rispetto, perché credo che soltanto una conoscenza autentica del testo possa rendere il gesto libero. La tecnica è indispensabile, ma non è mai il traguardo: è ciò che permette di dimenticare sé stessi per lasciare spazio all’espressione musicale.

Non cerco di imporre la mia personalità all’orchestra. Cerco, piuttosto, di costruire una relazione di fiducia nella quale ogni musicista possa sentirsi parte di un unico respiro. Credo che la qualità di un’esecuzione nasca dall’ascolto reciproco, dalla responsabilità condivisa e dalla convinzione che il direttore non sia il protagonista della musica, ma il custode dell’incontro tra la volontà del compositore, l’intelligenza dell’orchestra e l’emozione del pubblico.

Prima ancora delle parole, desidero che siano le mie braccia a parlare. Il gesto, per me, non è un esercizio di autorità, ma un linguaggio capace di creare connessione. Quando questa connessione nasce, le prove diventano un luogo di collaborazione, il tempo acquista un’altra dimensione e il lavoro tecnico si trasforma in un percorso creativo condiviso.

I momenti più significativi della mia vita musicale non coincidono necessariamente con i premi o con i riconoscimenti ricevuti. Li riconosco negli occhi dei professori d’orchestra quando sento che stiamo costruendo qualcosa insieme; nelle parole degli studenti che raccontano di aver trovato una nuova motivazione grazie al nostro lavoro; nel silenzio del pubblico prima dell’applauso, quando la musica continua ancora a vivere dentro ciascuno.

Mi sento responsabile nei confronti della musica. Indipendentemente dall’epoca o dal linguaggio, credo che il compito di un direttore sia far conoscere opere capaci di parlare con autenticità all’essere umano. La musica possiede una straordinaria forza di unire le persone, di creare comunità, di ricordarci ciò che condividiamo. È questo che cerco ogni volta che salgo sul podio.

Se dovessi scegliere un’unica pagina della storia della musica da dirigere, sceglierei la *Nona Sinfonia* di Beethoven. Non soltanto per la sua grandezza artistica, ma perché incarna l’idea di una comunità che trova nella musica una voce comune. È la dimostrazione che l’arte può superare le differenze individuali e trasformarle in un’esperienza condivisa.

Per questo considero la direzione d’orchestra un servizio: al compositore, ai musicisti, al pubblico e, soprattutto, alla musica stessa.

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